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RACCONTI - Corrado MARELLI

Francisco Domingos da Silva

 

 

GLI AVVOLTOI ED IL CANE DI DIO 

 

 

di Corrado MARELLI *

 

 

Racconto inedito

 

 

"Che hura l'è?" ("Che ora è?")

"Inn i vot hur" ("Sono le otto", in dialetto lombardo)

Ed ecco materializzarsi all'improvviso una torma di avvoltoi che volteggiano nel cielo sopra di me.

Gli avvoltoi: in francese vautours (si pronuncia "votùur"), vultures in latino. Evocatori di un presagio di fine che ben si associa all'ora serale, e messaggeri al contempo di una volontà o di un destino che forse sta già nell'etimologia del loro nome latino ("vult" = egli vuole): "vultures", da volo, vis,  volui, velle? O forse alberga nell'inconscio della memoria affascinata dalle antiche leggende della nostra storia e della mia giovinezza (raccontano Ennio e Tito Livio che - come segno del destino o, appunto, volontà degli dei? - a Romolo, per stabilire il suo diritto a dare il nome alla nuova città appena fondata, apparvero dodici avvoltoi, contro i sei del fratello Remo).

Come una voce che si trasforma in eco, così spesso un vocabolo ne associa un altro e un nome di qualcosa che non ha forma (che forma hanno le ore?) richiama alla mente un'immagine per assonanza, per affinità, o per altri strani meccanismi del nostro pensiero.

Scriveva Baudelaire: "les parfums, les couleurs et les sons se répondent".(1)

O forse perché già i nomi vivono una loro vita e riconoscono da sé le proprie affinità e parentele.

Forse è per questo che cambiano significato a seconda di come si accompagnano (Osserva Loredana Lipperini che all'aggettivo "libero" è generalmente attribuito un significato diverso se accostato ad "uomo" oppure a "donna": "un uomo libero", che non si piega, che non si sottomette; mentre "una donna libera" lascia intendere di facili costumi).(2) 

Non sono forse i nomi "consequentia rerum"(3) e non diciamo anche noi "nomen, omen" ("un nome, un destino") con l'assoluta convinzione di un'affermazione lapalissiana?

Forse a certi suoni il pensiero della nostra mente si avvia su un sentiero sbagliato (e perché sbagliato?, semplicemente diverso!), come una deviazione imprevista che ci introduce a scoprire luoghi arcani e affascinanti segreti.

E' così che mi piace viaggiare in vacanza: in libertà, alla scoperta di ciò che non conoscevo, ma in qualche modo già immaginavo (sognavo?). Non si viaggia dunque anche con il pensiero e l'immaginazione?

E non credo proprio di essere il solo a lasciare i propri pensieri liberi di percorrere le vie più inesplorate e di deviare in ogni anfratto di una giungla dove possano immaginare che suoni, colori, profumi ed immagini giochino a nascondino rincorrendosi a nostra insaputa.

E' l'atteggiamento dell'esploratore, ma anche dei cercatori di funghi nel bosco: la piacevole emozione di ogni scoperta sperata e inattesa.

E' qualcosa di istintivo, di automatico, quasi meccanico. Non c'è niente di strano, niente di nuovo.

Lo hanno vissuto tutte le generazioni passate, senza rendersene conto, eppure con assoluta convinzione. Tanto da documentarlo nelle testimonianze che ci hanno lasciato.

Perché nelle statue o nei ritratti di san Domenico da Guzmàn a volte compare un cagnolino, se non per indicare che si tratta del fondatore dell'ordine dei monaci "domenicani" ("Domini canis", il cane di Dio)?

L'agiografia dei santi è una miniera di associazioni di nomi a significati somiglianti per assonanza od omonimìa: il martirio di sant'Ippolito smembrato dai cavalli, la protezione della vista affidata a Santa Lucia, o la corona di rose posta in capo a santa Rosalìa, fino a considerare santa Petronilla - per via del suo nome - figlia di san Pietro, vissuto e morto centinaia d'anni prima di lei.

Mentre percorro via Pace uno scoiattolo rosso attraversa la strada, allontanandosi dalle ultime piante rimaste sull'area Besana interessata dalle prossime costruzioni e si dirige verso le grandi solitarie conifere nella zona della stazione. E' un'apparizione improvvisa. Ma nella mente è un flash. Scoiattolo comune, "sciurus vulgaris": sciur rus, piccolo signorello plebeo rosso, in fuga dalla devastazione del suo ambiente urbano, così come deve sfuggire anche nei boschi all'aggressione del suo cugino nero (lo scoiattolo americano) che gli occupa il territorio, gli sottrae il cibo e spesso lo uccide.

Sembra il gioco dei rebus all'incontrario, ma in realtà il processo è istintivo, non razionale.

Non vi sfuggivano i genii: persino Leonardo da Vinci ritrasse Ginevra Benci sullo sfondo di una pianta di ginepro per l'assonanza fra i due nomi.

Non vi possono quindi sfuggire le persone comuni.

Chi non ha subìto il fascino allusivo esercitato dal "maggna" nel Miserere de la sittimana santa del Belli? (che, "cantata accusì, ssangue dell'ua, quer maggna è una parola che innamora").(4)

Mi sono chiesto più volte che cosa si immaginava di dire mia madre quando recitava il "de profundis" in latino, ripetendo suoni (non più parole, perché le uscivano tutte storpiate e stravolte) senza significato: "e tìsere timettìzze zònibus signiquitàtibus eus" ("Et ipse redimet Israel ex omnibus iniquitatibus eius")(5) o più frequentemente il requiem per i suoi cari defunti: "rèquie es canti in pace amen". ("requiéscant in pace. Amen"): forse che i defunti potessero riposare in Paradiso fra i cori degli angeli intenti a cantare la gloria di Dio.

Se le fa piacere, spero che per lei possa essere così.

                                                                                                                                                      (Meda, 3 febbraio 2009)

 

 

(1)     Charles Baudelaire, Correspondances

 

(2)     Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine - Feltrinelli

 

(3)     Giustiniano, Institutiones (libro II, 7, 3)

 

(4)    Er miserere de la sittimana santa

 

       Tutti l'Ingresi de Piazza de Spagna

       Nun hanno antro che ddì' ssi cche ppiascere

       È de sentì a Ssan Pietro er miserere

       Che ggnissun 'istrumento l'accompaggna.

 

       Defatti, dico, in ne la gran Bertaggna

       E in nell'antre cappelle furistiere

       Chi ssa ddì, ccom'a Roma in ste tre ssere:

       Miserere mei Deo secunnum maggna?

 

       Oggi sur maggna sce so' stati un'ora;

       E cantata accusì, ssangue dell'ua!,

       Quer maggna è una parola che innamora.

 

       Prima l'ha detta un musico, poi dua,

       Poi tre, ppoi quattro; e tutt'er coro allora

       J'ha ddato ggiù: mmisericordiam tua.

 

                 Giuseppe Gioacchino Belli

                                                                         (31 marzo 1836)

 

(5)   Salmo 129, 8: "E Dio riscatterà Israele da tutte le sue colpe"

 

 

 

 

Michele Tale - Il sentiero degli scoiattoli

 

 

 

*Corrado Marelli, fondatore e direttore del periodico Medinforma ora in versione on-line, ha pubblicato la raccolta collettiva di racconti Il cortile delle rondini che riassume, come recita il sottotitolo, “il meglio di vent’anni di Medinforma”.

 

Consapevole che “la politica, chi non la fa la subisce” , è da sempre impegnato nella vita politica e nella promozione culturale della città di Meda, anche attraverso l’Associazione Brianza Domani, di cui è membro attivo.

 

Dal 2002 al 2007 ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio comunale di Meda.

 

Ha fatto proprio il motto del poeta Ezra Pound: “Se una persona non è disposta a sacrificare qualcosa per le proprie idee, vuol dire che le sue idee non valgono niente. Oppure che non vale niente lei”.

 

 

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