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La lunga vita


E.R.Hughes - The Valkyrie's Vigil

La lunga vita 
ISBN 88-7418-118-3
Prospettiva Editrice
Collana Lettere n° 5

Pagg.109 Euro 7,00

Pagina web del libro:

http://www.prospettivaeditrice.it/libri/schedeautori/soressi1.htm

 

 

La lunga vita vista da me

Storie di donne e del loro "vizio" irrinunciabile: la vita da dare in tutte le forme e i modi possibili, la vita che si ritrova anche laddove sembra perduta, la vita proiettata caparbiamente oltre il tempo

La lunga vita rappresenta il tentativo di trovare una formula per l'eternità: io l'ho cercata. Il libro è un resoconto di questo viaggio oltre il finito. Ho portato con me compagni d'avventura: creature che ho conosciuto, creature che non ho mai conosciuto, creature che mi sarebbe piaciuto conoscere, creature "vive" anche di fronte ad una vita negata.
Tutti insieme siamo arrivati ad una meta, abbiamo varcato la linea di confine dove cessa il battito del tempo, ma non quello del cuore. A voi scoprirne la soglia, se volete: sarete sempre i benevenuti.

 

                                   

                                     

Lettere dall'eternità


Io non morirò: sarò eterna. Sono già eterna. Mia madre ha piantato per me un albero di ulivo dove la terra promette meglio. Un albero di razza che sta crescendo in forma perfetta ed ora è già alto quasi quanto me. 
Tu commenti sornione: "Ci vuole poco a raggiungere la tua altezza!". Ma il fatto è che esso mi supererà per sempre e questo tu non l'hai messo in conto. Hai fatto male, devi capire che non è una questione di metratura. E neanche di parole.
Le parole sono inutili come i calendari appesi. Il tempo ci pensa per suo conto a passare, senza bisogno di ulteriori determinazioni. E' sciocco dividerlo in ore, giorni, mesi, anni. E' più conveniente moltiplicarlo per attimi come fa l'acqua che scorre o il melograno che matura o il baco che diventa crisalide. Tu credi che loro consultino il calendario della luna nuova? 
E poi c'è un indubbio vantaggio da non sottovalutare: moltiplicando il tempo per attimi, chi ne terrebbe più il conto? Provaci tu a far passare gli istanti uno per uno, te ne mancherebbe il tempo. Vedi che si ritorna sempre al punto di partenza? 
Mia madre ha detto, gonfiando il collo: "La morte non mi fa paura!". E poi ha scrollato le sue spalle di lucciola, leggiadra come un passero. Mi sono detta: "Ecco, adesso spicca un volo". E invece no, è rimasta lì ad osservare l'anima delle lattughe. E' lei che ricama le primule, ne affusola i bordi, ne rifinisce per benino le corolle ed io dovrei mettere in dubbio le sue parole? Sei davvero un illuso!
Se la morte non fa paura a lei, dovrebbe farlo a me che vengo dritta dritta dalla sua esistenza e lì ci ho messo pure ali e radici? Scordatelo!
Io vengo dalla sua non paura e lì rimango. Ho imparato da lei a masticare la vita insieme al pane e olio, quando avevo solo gengive. E il sapore di quell'impasto appetitoso mi ha fatto mettere su carne. 
Olio ero ed olio rimarrò. L'olio è il mio pane e sarà pure il mio companatico: la prima e l'ultima unzione. E' per questo che ho fatto piantare per me un albero d'ulivo. E' una questione di sapore e il sale è tutto nella vita, perché noi siamo come il mare: assoluti.
Ma siamo anche come le viole: viola. Il viola è un colore che non si dimentica. Dio predilige sia il mare che le viole. 
Vuoi, dunque, che rinunci così al mio guscio? Non ci penso nemmeno: né al guscio né al tuorlo, non lo farebbero neppure le galline. E le galline, che non sono affatto delle sprovvedute, erano là all'inizio del mondo. Ed è proprio là che io intendo ritornare. E ci ritornerò, prendila come una scommessa! 
Le scommesse fanno bene agli alberi d'ulivo e anche alla maggiorana. 
Mia madre dice che, per far crescere bene gli alberi d'ulivo, ci vogliono tre cose: sole, sonno e sogni. Tu puntualizzi con pignoleria: anche una terra ben concimata. 
La terra viene da sola, non ci pensare! Lei fa crescere il mare e le viole, vuoi che non sappia far maturare un albero d'ulivo neppure alto quanto me?
Ho messo a soqquadro il mio spirito, ho fatto il diavolo a quattro per garantirmi una sopravvivenza. Non ho lasciato figli: anche i figli muoiono e così i figli dei loro figli, perfino Noè e la sua discendenza. 
Non ho lasciato rancore: il rancore è già morto in partenza. Mi sono fatta solo un po' di debiti con i sogni per lasciare qualche conto in sospeso. Non si sa mai.
Ho indossato ciabatte da mare e un vestito scollato: che provi l'inverno a gelarmi! E una collana rosso scarlatto: che provi l'autunno ad ingiallirmi! E una cintura alta nero-carbone: che ci provi la neve ad imbiancarmi!
"E le tue rughe?" ribatti impertinente. Non mi dai tregua.
Le ho appese agli alberi per i bachi da seta. Prova tu a disfarle!
"E i tuoi giorni che mano a mano diminuiscono?" insisti con insolenza. 
Li ho seminati col grano: vedremo se non raddoppieranno! E poi li venderò a peso d'oro per affamare i tuoi dubbi.
"E le forze che cominciano a mancarti?" aggiungi compiaciuto. Non vuoi proprio mollare la presa!
Che ci provi il sole a darmi la luce con il contagocce! Metterò le tendine alle finestre, quando ci sarà la canicola. Ma spalancherò tutti i miei battenti nei giorni tiepidi d'aprile e li terrò spalancati fino al primo gelo di novembre. Che ci provi la nebbia a togliermi l'aria che respiro!
"Verrà anche per te la sera…" soggiungi come sbadatamente. Hai lo sguardo torvo. A me non la fai: tieni in bocca una lingua davvero biforcuta! Vendila ai serpenti, concluderesti senz'altro un buon affare!
La mia sera la metterò sotto a un lampione, credi che non abbia abbastanza luce anche per me? Oppure la poserò intorno al collo dei girasoli, credi che perderà la giusta direzione? Non ci contare! 
E, se mai anche così fosse, quando verrà la mia sera, alzerò le spalle e farò finta di nulla. L'indifferenza qualche volta dà i suoi buoni frutti. 
Prenderò tempo. La sera, invece, di tempo ne ha solo da perdere. Come vedi la bilancia pende ancora a mio favore, stai sicuro che non mi lascerò sfuggire l'occasione! Poi metterò il ricavato nel salvadanaio. Spiccioli compresi. 
Baratterò la mia sera per una manciata di pinoli. Il tempo ne è ghiotto come i pettirossi. 
L'eternità, lo vedi, è un affare eccellente. Però bisogna fare bene il conto del dare e dell'avere. Si paga in contanti, tutti sull'unghia. Ed io mi venderò anche le unghie per essere più leggera. 
"Non potrai prendere con te tutto ciò che ti appartiene…" insinui con sottile perfidia. Sei viscido come una serpe e te ne compiaci pure.
Non hai ancora capito come stanno le cose: io non voglio prendere, voglio lasciare. 
L'eternità è già cominciata ed io sono stata previdente. Ho sottoscritto un patto esclusivo con le cicale: tutto ciò che mi appartiene in cambio del loro ultimo canto. 
Si arrabbieranno le formiche, ma l'accordo è vantaggioso. Appartengo all'estate come i temporali o i calabroni, non posso farci nulla.
Assumi un'aria minacciosa, sento che stai per sputare fuori ancora il tuo veleno: "E l'amore?" azzardi. Sei seccante come una mosca, ma ti rispondo ugualmente: al petto degli usignoli.
"E la bellezza?" alle rose
"E la fortuna" ai quadrifogli
"E la poesia?" a Dio.
"E il corpo e l'anima dove li metti?" incalzi cocciuto. Allora non vuoi proprio darti per vinto! Stai mettendo a dura prova la mia pazienza.
Il corpo è un bucaneve. In estate è del tutto inservibile. L'anima, invece, è rossa come le ciliegie. Matura solo di giugno. Non saprei cosa farmene a dicembre. 
La valigia della partenza non può contenere né l'uno né l'altra: per il corpo è troppo piccola, per l'anima troppo grande. La misura giusta, come vedi, non c'è.
Intendo devolvere tutto in eredità e te ne faccio testimone: lascerò la mia felicità ai grilli, ai coccodrilli il mio dolore, la mia leggerezza alle cavolaie, la mia spina dorsale ai lombrichi, alle talpe i miei occhi, le mie gambe ai millepiedi, il mio naso ai cani da tartufo, alle coniglie il mio utero. E che la filiazione sia abbondante! 
La mia anima rossa, infine, la lascerò alle ciliegie. Per una questione di colori: anche l'occhio vuole la sua parte.
Voglio moltiplicarmi come le olive sui rami, ne ho contate dodici, l'ultima volta. E Dio è il massimo comune denominatore. E' un abile pescatore d'addendi. E la sua pesca, si sa, è sempre miracolosa. Questa è la sola operazione che mi si addice.
Non ribatti? Ora ti sei improvvisamente zittito. Crolli giù da ogni articolazione come un petalo dalla corolla. 
Non hai corpo, non hai voce, non hai profilo. 
E' semplice: tu non esisti. Buon per te, non avrai impicci né con la morte né con l'immortalità. Forse hai ricevuto un prezzo di favore e non te ne rendi neppure conto.
Ho chiamato "tu" il mio pensiero come fosse una foglia. Con le foglie il linguaggio deve essere confidenziale, sommesso, quasi intimo. Non come segno di condivisione di un medesimo destino caduco, ma come solidale consolazione della loro differente transitorietà. 
A ognuno il suo, come si dice. Loro moriranno. Io no. Sono felice per me!
Lo so che, se tu avessi ancora la parola, mi accuseresti volentieri di egoismo. Per una volta, però, sii benevolo! La benevolenza è un pregio apprezzabilissimo perfino in chi non esiste. 
Anche Dio, che è l'essere più generoso che io conosca, è un'eternità che si gode l'eternità in solitudine e non gli è ancora venuta a noia. Vorresti rimproverarla proprio a me? 
Sarò eterna, non puoi farci nulla. Anzi, sono già eterna. Mia madre ha piantato per me un albero d'ulivo dove la terra promette meglio. Conto le mie olive come fossero rondini di frontiera: dodici in tutto e siamo solo all'inizio. 
Sono viola come le viole, salata come l'alga bruna o il biancospino. Sono viva come la luna.
Non prendertela a male. 
Io rimarrò.


P.Taecke - Magia del silenzio 

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