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Introduzione e Recensioni


P.Delvaux - Sirena alla luce della luna piena

LE DONNE E L’ETERNITÀ Introduzione di Flavio Casella

Cifra costante e paradigmatica, nel multiforme e variegato universo poetico di Tiziana Soressi, è il suo costante e continuo raccontar di donne. E non pensi il lettore ad un nostro lapsus nel parlare di universo poetico commentando un libro di narrativa: perché se tra prosa e poesia un confine indubbiamente esiste, esistono tuttavia autori – e Tiziana è indubbiamente tra questi – nei quali la natura poetica emerge con irresistibile immediatezza quale che sia la forma scelta per esprimersi; autori dunque capaci di continuamente varcarlo e deformarlo, questo confine, fino a trasfigurare le parole – quelle parole, ci ricorda perentoriamente l’autrice, il cui destino infausto è la loro assenza d’incarnazione – al punto da rendere quasi senza senso la stessa distinzione tra poesia e prosa.

            Storie di donne, dicevamo: anche quando, come nel racconto “La visita”, emerge – unico caso in tutta la raccolta – la figura di un protagonista maschile, non possiamo non riconoscere nel suo colloquio col padre l’ombra di un’affettuosa sensibilità tutta femminile; la stessa sensibilità che ritroviamo in Natalia, in Susanna (che se fosse stata un uomo, si sarebbe chiamata Ulisse), in Mara, in Nina, in tutte queste donne intente a riflettere, a volte inconsciamente ma sempre dolorosamente, sui misteri dell’esistenza, della vita e della morte, dell’amore, della maternità… Maternità negata come quella di Natalia, che vive (e muore) tra ricordi e desideri, senza aver sfiorato la vita se non attraverso le esperienze altrui, e ripetendosi ossessivamente: – La vita è lunga! –; maternità realizzata e foriera di dolorose esperienze come quelle di Mara e di Nina, perché anche i figli muoiono e così i figli dei loro figli… maternità solo desiderata, come quella dell’anonima protagonista di “Ti parlo di Michele”, che confida ad un’amica, attraverso le righe di una lettera: “Dieci figli?” gli avevo chiesto un giorno supplichevole, guardandolo da sotto in su dritto negli occhi come si guarda un campo di girasoli… e Michele avrà sì quattro figli, ma non con lei…

            Sono racconti, questi, che ci parlano di Dio e del mondo e del tempo e delle stagioni; di quel Dio che è innocente come l’erba medica; di quel tempo che non si perde, cresce sugli alberi e, quando è la sua stagione, dà anche buoni frutti. E di tante altre cose, quelle cose che sono parte intima e inscindibile di tutti noi come dei personaggi della narrazione: Le cose morte vivono, le cose vive muoiono… Le cose hanno aderenze infinite come una scia di lumaca sopra le foglie… Ci sono momenti in cui le cose ci abitano come vestiti fatti su misura… Le cose vanno e vengono come le maree…

            Così Tiziana Soressi ci prende per mano e ci conduce nel suo mondo, in quel silenzio chiaro delle chiese, penombre accese da luci appena trasversali, o anche per una via di terra per arrivare al mare, terre mobili, percorsi d’argilla per camminare lontano senza rotta, senza bussola, fiutando il vento, riempiendo di cielo i propri occhi, o ancora attraverso la linea di confine che non è più acqua e non è ancora terra. E noi le saremo grati per la sua affettuosa compagnia, per il suo sommesso e gentile farci parte, attraverso una prosa liquida e scorrevole che a tratti si disgrega sino a farsi poesia allo stato puro, del suo intimo sentire che non potremo non riconoscere, al fondo, anche nostro, comune ai nostri ricordi e alle nostre sensazioni e alle nostre esperienze di donne e di uomini. Segnato, in ultima analisi, dall’indelebile marchio dell’umanità.

            E neppure ci stupiremo, arrivati all’ultimo racconto, nel sorprendere l’autrice intenta ad un definitivo ed assoluto colloquio col proprio pensiero, al quale – in un soprassalto di totale sincerità, e quasi in una sorta di testamento spirituale – giunge addirittura a dare del tu, rinunciando anche alla maschera del personaggio e ponendosi di fronte a noi nell’estrema nudità del suo essere.

            Io non morirò: sarò eterna. Proclama orgogliosamente Tiziana.

            E noi le crediamo.

                                                                                 FLAVIO CASELLA

 

 

Recensione di Narciso Martinelli

Tiziana Soressi sa dialogare con la solitudine.
Ma anche con la vecchiaia e la malattia, con l’amore, con la morte.
Si intrattiene con i fiori, coi muri delle case e con la luna; dialoga con le strade, il sole, la notte, la nebbia …
Lei, per dirla proprio tutta, parla fitto-fitto con la propria anima.

Raccontandoci a modo suo le paure, le emozioni, le disillusioni e i sogni che in quell’anima fanno il nido, seguendo attenta e attonita i cicli delle stagioni, l’alternarsi incessante ma mai ripetitivo del giorno e della notte, del germogliare del grano, dell’ingiallirsi e del cadere delle foglie, dello sbocciare dei fiori, del loro languido appassire.

Ci troviamo a seguirla, passaggio dopo passaggio, nostro malgrado, in un intimo discorrere in cui la voce dell’autrice assume i toni e le cadenze di quella di mille personaggi, riflessivi e dolcemente malinconici, diversi l’uno dall’altro, ma perennemente coerenti con se stessi.

Ci sono soprattutto donne, in La lunga vita: figure femminili in una misura estrema, inebriante, quasi dolorosa. Ma anche uomini, inchiodati con grazia e gentilezza, ma con spietata decisione, come fossero farfalle da collezione, sotto la lente di un microscopio rosa che ne indaga le pieghe più recondite dell’anima, positive o negative che siano, con la lucida analisi che solo un cuore nobile, una mente complessa possono farne. In uno stile di scrittura che appartiene a lei e solo a lei, immediatamente riconoscibile: quello di un poeta che si presta alla narrativa decidendo di restare come scoglio tra le onde malsicure di quel misterioso grande canale racchiuso tra i versi e la prosa.

Un’autrice che attendiamo con curiosità alla prova di quel cimento narrativo di costruzione e articolazione più complesse rappresentato dal romanzo.

http://www.patriziopacioni.it/news142.html

 

 

Recensione on-line di Flavio Casella

Tiziana Soressi, La lunga vita (racconti), Prospettiva Editrice, 2003
Una prosa liquida e scorrevole che a tratti si disgrega fino a farsi poesia allo stato puro è la prima e più visibile caratteristica di questa finissima e sensibile scrittrice che sarebbe riduttivo definire minimalista o intimista solo perché i suoi racconti sono sempre rivolti affettuosamente al mondo di tutti i giorni, agli affetti, alla natura, ai piccoli e grandi sentimenti che si agitano nell'animo di tutti noi.
E tuttavia è proprio dalle piccole cose che l'autrice parte per lasciarci riflessioni profonde che attingono direttamente agli universali significati dell'esistenza.

http://amezzanotteinpunto.splinder.com/

 

 

Recensione on-line di Lidia Gualdoni, guida letteraria nel Web

Lo stile di Tiziana Soressi, frutto di una sensibilità e di una maturità profonde, ha dato vita a pagine indimenticabili sull’animo femminile.

http://guide.dada.net/libri_autori/interventi/2003/12/146229.shtml